Recensioni Mostre

Innanmorarsi di Cézanne a Milano

A sentire parlare dell’ennesima mostra sul padre dell’arte contemporanea, Paul Cézanne, si potrebbe esser colti da scompenso: dopo averlo conosciuto in tutte le salse, abbinato uno a uno con i protagonisti dell’impressionismo o delle avanguardie storiche e dopo averlo sorbito anche in veste teorica sulla volontà di trasformare “impressionismo in qualcosa di solido come l’arte dei musei” ci si potrebbe convincere che a rivedere le grandi bagnanti, le case a l’Estaque, o il profilo della montagna di Sainte Victoire non ci sia niente di nuovo da scoprire, eppure la mostra è una piccola sorpresa, lo dico con l’entusiasmo baldanzoso di chi la mostra l’ha appena visitata e ne è uscito con quel gradevole senso di appagamento che si ha quando ci si rende conto di aver ben speso i soldi del biglietto.

Cézanne. Les ateliers du midi” a Palazzo Reale, Milano, fino al prossimo 26 febbraio, è il racconto di un uomo la cui vita diventa arte, come lo definì Èmile Bernard, oppure la si può considerare una mostra che racconta, attraverso i luoghi, la frustrazione di un artista perennemente scontento del risultato delle sue fatiche, schiavo di questa frustrazione, ma fermamente convinto che la famigliarità al luogo natio, di cui riconosce la fisionomia come oggetto imprescindibile per l’atto artistico, lo possa aiutare a superare la semplice mera riproduzione istantanea della realtà. l’unico mezzo è la pratica,ripetuta, estenuante, ossessiva, la reiterazione dei medesimi soggetti al fine di scovare cose si nasconda dietro. Leggi il resto di questo articolo »

Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale fra brividi e violenza

artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi, Firenze, Galleria Palatina

Vermiglio, nero e blu lapislazzuli, illuminati da un rosa puro o da un giallo zafferano e poi, dirompente, l’energia di donne arrabbiate, eroine furibonde, megere fatali e seducenti oppure Sante accigliate e meditabonde, dalla pelle di madreperla e lo sguardo ispirato, solitarie Maddalene chiuse in un colloquio interiore aggrappate al teschio come ad un appiglio, capelli sparsi sulle spalle e volto scorciato di tre quarti, di sotto in su.
Non è poesia quella che sprigiona del pennello di Artemisia Gentileschi, è un romanzo intenso, avvincente e violento, popolato di donne, di rabbia, di ansia e astuzia, lo si può anche leggere come un romanzo autobiografico di emancipazione dal peso di quella femminilità violata prima dal presunto stupro poi dalla vergogna del processo. Per secoli la figura artistica della Gentileschi è stata messa in relazione a questo fatto di cronaca, isolata stilisticamente all’ombra della più nota esperienza paterna, così solo oggi con l’occasione della splendida mostra di Milano, “Artemisia Gentileschi. Storia di una passione”, curata da Roberto Contini e Francesco Solinas, aperta fino al 29 gennaio, si coglie l’identità di questa artista, nella schietta forza espressiva della passione dei sensi cui Artemisia soggiacque energicamente. Leggi il resto di questo articolo »

Severini futurista e neoclassico

Gino Severini - Treno blindato in azione

Gino Severini - Treno blindato in azione, 1915, olio su tela.

Parigi, Musée de l’Orangerie fino al 25 luglio

Gino Severini 1883-1866
Rovereto, Mart dal 17 settembre al 8 gennaio 2012

Gabriella Belli, direttrice del Mart ci ha abituati a queste imprese, mostre per il grande pubblico che sanno accattivarsi la simpatia degli addetti ai lavori, per quel quid che le rende particolari. Questa volta in pentola bolle una grande mostra dedicata alla figura e all’opera del pittore Gino Severini (Cortona, 1883 – Parigi, 1966) realizzata  in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi insieme a Daniela Fonti docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università La Sapienza di Roma e autrice del catalogo ragionato su Severini (Mondadori, Edizioni Philippe Daverio 1988).
Occorrerà aspettare ancora un mese e mezzo per poter gustare il progetto espositivo al Mart di Rovereto Gino Severini 1883-1966 (dal 17 settembre 2011 al 8 gennaio 2012), ora è tempo di curiosità e di raffronti con la significativa anticipazione della mostra, in chiusura, dopo domani, al Musée de l’Orangerie di Parigi  intitolata “Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique”.
Più completa la mostra italiana correderà le 76 opere già esposte a Parigi con altre 15 tra cui anche  due importanti tele del 1915 : “Lanciers italiens au galop (Lanciers à cheval)”, proveniente dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino e “Train de la croix rouge traversant un village”, proveniente dal Guggenheim Museum di New York.
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Luciana Ricci Aliotta: Sonorità Liquide in mostra in Piazza Maggiore

Spasimi

Luciana Ricci Aliotta, Spasimi

Flussi di pura energia si dipanano da un fulcro invisibile come nastri accarezzati dal vento nelle opere di Luciana Ricci Aliotta. Il colore diventa il principio primo della creazione, è un colore indomabile che sembra prendere il sopravvento sulla capacità cognitiva dell’artista per coinvolgere in una gioia panica di incontenibile pienezza. In realtà il gioco si chiarisce quando dietro a questa apparente leggerezza si percepisce la visione di un mondo consapevole dell’inscindibilità di gioia e dolore e si comprende che a muovere queste onde lievi e trasmutanti non è l’istinto ma l’intelletto consapevole e raffinato della Ricci Aliotta: un’artista delicata, ma profonda, colta, eppure libera. Una meditazione lenta e silenziosa la porta a scegliere con cura spasmodica la via utile per tradurre il suo sentimento d’arte in una molteplicità di mezzi, che non cedono mai il passo nemmeno davanti alle sperimentazioni informatiche. É come se, davvero, ancora per un istante, in questo ventunesimo secolo, l’avanguardia artistica non si fosse svuotata dei suoi contenuti, e, tutt’altro che assonnato, il mondo dell’arte avesse trovato come scaturire in opere di grande bellezza e pura essenza.Ma non è solo vibrazione quest’arte, è traduzione visiva di un mondo di relazioni quasi elettriche che circondano la realtà più intima dell’individuo, che semplificano l’Essere, nella sua interezza, a un corpo nudo, a un fiore, a un animale. La moderna riflessione sull’energia si accosta così alla semplicità biologica del Creato. Sono principi primi accostati nella meditazione. Coppie di individui isolati diventano rari e unici nella loro solitudine, nel tormento dell’emozione. Leggi il resto di questo articolo »

Dreamtime. Arte Aborigena al Man di Nuoro

Dreamtime Lo spirito dell’arte aborigena

Gabriella Possum Nongurrayi "Bush tucker dreamingx" 1967

Gabriella Possum Nungurray, Busch Tucker Dreaming, 2008

“Stupire”è l’imperativo del Man di Nuoro, senza nessuna preoccupazione se non quella di dar luce alla buona arte. Ancora una volta, una delle sedi museali più affascinanti di tutto il territorio italiano si mette in gioco con una mostra ardua e semplice allo stesso tempo. Il Dreamtime, lo spirito dell’arte aborigena, infatti, può esser letto a più livelli: assaporato nella semplicità del puro godimento estetico o gustato nella raffinatezza del racconto della società fortemente gerarchizzata che è alle spalle di questi lavori. La novità rispetto alle tante mostre che negli ultimi anni hanno raccontato l’arte aborigena sta in primis nella scelta dei curatori, in questo caso aborigeni stessi. Questa differenza, certo, si sente tutta, perché non leggiamo un forma di linguaggio estranea con i nostri sistemi culturali, ma con i loro. Il percorso non è semplice, chi visita la mostra deve dimenticarsi sull’uscio del Man tutto il Rinascimento e tutta la storia dell’arte che fino a quell’istante ha addomesticato il nostro modo di sentire e avvicinarsi a quello spirito universale panteista di inscindibile legame ai fatti naturali, composto da elementi primordiali, da fasi cicliche e principi unici. Leggi il resto di questo articolo »

A Forlì torna Melozzo

Melozzo da Forlì, Angelo che suona il Liuto, affresco staccato Musei Vaticani

Da Mantegna a Piero della Francesca, da Beato Angelico a Mino da Fiesole, da Bramante a Berruguete, insieme a Perugino, Benozzo e Paolo Uccello fino a Raffaello, tutti lì per raccontare come la bellezza del Rinascimento si sia incarnata nel pennello del più grande artista di Forlì e “totius Italiae pictor incomparabilis” documentato tra il 1460 e il 1465.

Tutta l’arte italiana di un secolo, condensata tra le mura dell’ex convento forlivese, porta l’immagine del sacro a contatto con la verità fisica dell’uomo e con le scoperte, e il padroneggiare ardito, di quella prospettiva, che, dopo secoli di immagini bidimensionali, fa sprofondare l’arte nella terza dimensione, colloca il corpo nello spazio e lo fa vivere e muovere entro un teatro reale.

Parte dalla limpida geometria spaziale di Piero della Francesca, Melozzo e armonizza la portata della sua innovazione cercando una linea comune tra le scuole artistiche italiane. Leggi il resto di questo articolo »

Modigliani scultore

modigliani martNon c’è più tempo da perdere, perché il Mart ancora una volta si mette sulla scena con un grande evento a livello internazionale e dedica una mostra unica e irripetibile ad Amedeo Modigliani. Il giovane dandy, detto Modì, si trovava a Parigi proprio negli anni delle grandi rivoluzioni delle avanguardie e si distingue tra coetanei e a colleghi non tanto per la sua arte quanto per i suoi insegnamenti sul bel vivere. La lezione del cubismo che, come corrente impetuosa, colpisce le menti degli artisti contemporanei gli rende difficile il ruolo di pittore fuori dalle righe e quasi a risposta Modigliani, tra il 1911 e il 1913, si dedica alla scultura, allo studio della forma plastica, in un lasso di 30 mesi che lo vedono dedicarsi solo ed esclusivamente alla pratica del taglio diretto su arenaria. Le opere rimaste sono pochissime, 28, in gran parte provenienti da collezioni private, e visto il materiale anche in precarie condizioni conservative, ma aiutano a comprendere la vera personalità d’artista che definisce la scultura il suo primo grande amore. Dal rinascimento al cubismo, passando per l’arte primitiva l’analisi di Modigliani tocca punti salienti della storia della scultura e si lascia accompagnare da Rodin, da Brancusi senza temere di alzare lo sguardo, dando indietro, a chi lo omaggia della sua partecipazione ,la chiave per capire finalmente il perché di tutta la sua arte, lo studio di quella bellezza eterna ed eternata che non ha nulla da chiedere al mondo delle cose reali.

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La Divina Tragedia: Caravaggio

CaravaggioEra il 18 Luglio 1610 il giorno della fine di una storia. Caravaggio non aveva ancora quaranta anni. Moriva, solo, sulla spiaggia di Porto Ercole, lungo la costa meridionale del Granducato di Toscana, quasi come se finalmente la pace si abbattesse su uno spirito che non aveva trovato requie in nessun luogo, in nessun gesto.
Nel fruscio della risacca delle onde si fermava, così, il respiro dell’artista fuggiasco, del bandito, del reietto, ammorbato dalle febbri della malaria forse finito da un atto violento, si fermava l’uomo tramutato in mare, divenuto quell’Artista, che ha insegnato al mondo “la grande e moderna rivoluzione del Vero visibile svelato dalla luce”.

Il disarmante potere di una verità inaudita e totalizzante sprigiona da quella luce, che si avventa ora aggressiva come lama impietosa sulle rughe o sulle pieghe, ora morbida, riflettendosi su un chicco d’uva, su una goccia di sangue o sulla pelle di un Cristo che ha accettato il suo destino.
Desiderato e scacciato, agognato e respinto, Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, dal nome del paese nel bergamasco in cui originò la sua famiglia, ha segnato non solo un’epoca, ma anche gli stessi ritmi della storiografia moderna.
Dimenticato e misconosciuto nel corso di Settecento e Ottocento, solo nel Novecento fu oggetto della grande riscoperta di Roberto Longhi, che in una serie di memorabili scritti ripropose all’attenzione degli storici dell’arte la produzione artistica dell’inquieto pittore lombardo. Leggi il resto di questo articolo »