A Forlì torna Melozzo

Melozzo da Forlì, Angelo che suona il Liuto, affresco staccato Musei Vaticani

Da Mantegna a Piero della Francesca, da Beato Angelico a Mino da Fiesole, da Bramante a Berruguete, insieme a Perugino, Benozzo e Paolo Uccello fino a Raffaello, tutti lì per raccontare come la bellezza del Rinascimento si sia incarnata nel pennello del più grande artista di Forlì e “totius Italiae pictor incomparabilis” documentato tra il 1460 e il 1465.

Tutta l’arte italiana di un secolo, condensata tra le mura dell’ex convento forlivese, porta l’immagine del sacro a contatto con la verità fisica dell’uomo e con le scoperte, e il padroneggiare ardito, di quella prospettiva, che, dopo secoli di immagini bidimensionali, fa sprofondare l’arte nella terza dimensione, colloca il corpo nello spazio e lo fa vivere e muovere entro un teatro reale.

Parte dalla limpida geometria spaziale di Piero della Francesca, Melozzo e armonizza la portata della sua innovazione cercando una linea comune tra le scuole artistiche italiane.

Mellozzo da Forlì, Angelo Musicante, Musei Vaticani, affresco staccato riportato su cadorite

Certo doveva essere più semplice muovere grandi passi nella storia dell’arte partendo dalla corte dei Montefeltro di Urbino, un laboratorio di idee, un covo di riflessioni filosofiche e artistiche che non aveva eguali in tutta Italia, ma nel suo costante peregrinare Melozzo scopre le origini e ci lascia gli esiti di quel terremoto profondo che porterà, estrema conseguenza, all’arte di Raffaello.

Così Antonio Paolucci, curatore della mostra insieme a Daniele Benati e Mauro Natale, descrive gli Angeli musicanti della Pinacoteca Vaticana :”La loro è una bellezza metafisica perché sono puri spiriti, perché Melozzo li rappresenta in un azzurrissimo empireo a cantare le lodi dell’Altissimo. Eppure essi sono portatori della stessa Bellezza, sublimata nel loro caso al livello dell’ultima perfezione, è presente nelle donne e negli uomini di questo mondo.”. Uno spettacolo metafisico e insieme reale canta senza fine la gloria del Creato e trascina anche lo spettatore di oggi nella contemplazione di una bellezza limpida e moderna.

Sono passati secoli ma non è cambiato nulla: la luce, il colore raffinatissimo, la grazia dei gesti, l’espressività dei visi bellettati con la cipria, ci fanno pensare a quanto debba l’universo visivo odierno a queste meravigliosi rivoluzioni artistiche rinascimentali. Una particolare menzione va alla straordinaria ricostruzione 3D dell’affresco di Melozzo nella cupola della sagrestia Loreto realizzata da Rinnova Romagna Innovazione, in collaborazione con l’università di Ingegneria di Bologna.
Melozzo da Forlì

L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello

Forlì Musei San Domenico

fino al 12 giugno 2011

catalogo: Silvana Editoriale

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